Giovane, ingenuo, arrabbiato, confuso. Semi di fiori e semi di ortiche, che a distanza di anni ancora germogliano intrecciati. Molto di quello che oggi sono le fantasie della nebbia nasce da qui. Ci sono molto affezionato
"Vai a prendertela con qualcun altro, stronzo". Sono seduto tranquillo sulla mia brava panchina al parco – è bello il parco di questa stagione, su Marte dovrebbe essere primavera, credo, e le cupole al plasma fanno sembrare il cielo azzurro - e quel dannato essere continua a girarmi attorno. Sembra normale come me e voi, oh sì, sembra, ma io riesco a vedere sotto quella divisa da sbirro cosa c’è in realtà, maledetto alieno succhia cervelli. Continuo a guardarlo nei suoi occhi falsi per tenerlo a distanza, ma quello non si spaventa e continua ad avvicinarsi. Lancio dei sassi ma ho il braccio pesante, cadono ai miei piedi. Sta usando i suoi poteri su di me per rapirmi con comodo, il bastardo.
"Tutto bene ragazzo?"
Tipico comportamento di alieno fare il gentile. Tra poco mi chiederà di accompagnarlo sulla sua nave dove si sta tanto bene. Già lo vedo il suo compagno, di fianco alla navetta, ma non mi prenderanno vivo. Un altro sasso è troppo pesante. Dicono che sappiano controllare la gravità. Maledetti. L’alieno mi parla ancora, io lo ignoro. Mi mette le mani sugli occhi, cosa mi sta facendo? C’è tanta gente intorno nessuno mi aiuta? Devo urlare devo liberarmi.
Ora l’alieno impreca forse l’ho colpito. Gli sorrido sfidandolo, ha paura chiama il suo amico. Riesco a capire quello che dice.
"Chiama un’ambulanza, questo è strafatto di paleomenzadrina."
Rido, è codice. Conosco la paleo, batteri fossili dentro ai sassi di Marte. Roba forte, che ti sputtana il cervello. Vogliono drogarmi con quella? E poi cos’è sta storia dell’ambulanza? L’alieno prova a prendermi, cerco di liberarmi.
"Chiamala, in fretta"
Quello lontano non risponde. È sdraiato nella navetta, dorme, che strano comportamento. L’alieno mi ha mollato, sembra aver paura – si sta per addormentare forse?- ora un buco gli si apre in faccia. Ho paura, ma non le avevo mai viste due bocche una sopra l’altra. Mi si getta addosso per divorarmi, forse no. Forse. Si. Si è addormentato.
"Cristo Mickey, non posso lasciarti solo un secondo che fai una puttanata."
Tutto Bene è Ascia. Non so perché ma ha in mano una pistola, non serve, gli alieni dormono. Mi guarda con il suo sorrisetto che devo ricambiare per forza. È irresistibile quando fa così.
"Andiamo, il capo ci aspettava due ore fa alla nave e con due sbirri morti tra poco ci sarà poco da ridere da queste parti."
Cerco di spiegargli che non erano davvero sbirri ma si è già voltato e se ne sta andando.
Mi alzo senza fretta e lo seguo.
Le provviste sono già sulla navetta. La navetta è già al porto. Entro un’ora troveranno gli sbirri ammazzati e bloccheranno le partenze. Ascia mi sta sommergendo di dati. Troppi. Non posso assorbirli tutti, gli chiedo di rallentare. Non mi ascolta, beh, io stacco, disconnetto la mente dalla sua e torno al mondo reale. C’è gente intorno, odore di cibo, sudore e altro, non so. Mani. Infinite mani verso di me. Offrono spezie armi donne, chiedono, supplicano mi prendono. Ascia? Subito gli sono accanto. Le mani non osano avvicinarsi a lui. I segni di morte che porta le terrorizzano, respiro di nuovo.
"Niente paura Mickey è soltanto un mercato. Nea Ercolana ne è piena, ricordi?"
Mi guarda, sembra incazzato.
"Ho avvertito Il Dottore. Ti aspetta con ansia."
Il Dottore? Che vuole da me? Di sicuro mi odia, devo farlo sparire dalla nave prima che riesca a farmi del male. Devo scappare forse. Il porto, la navetta. Ascia è lento, arriverò di sicuro per primo. Marte è grande. Sparirò. Mi preparo. Raccolgo le energie per lo scatto, ora parto. Ora parto.
"Zitto e allacciati la cintura, imbecille." Obbedisco. Mi addormento.
Non è la mia cabina. Ci metto un po’ a riconoscere le paratie dell’infermeria, un po’ di più per accorgermi dei lacci ai polsi e alle caviglie.
"Terza volta questo mese Mickey, adesso anche la paleo."
Il Dottore è ai piedi del letto, mi sta guardando con la sua solita espressione affranta. Sono pistole quelle sotto la giacca? No, mi sta solo puntando addosso le costole. Fa schifo tanto è magro.
"Ti ho somministrato una dose di loto bianco. Hai dormito un altro paio d’ore da quando sei rientrato con Ascia. Apparentemente anche questa volta non hai riportato danni al cervello, bastardo fortunato."
Mentre parla mi slega, con un gesto mi congeda dall’infermeria, il Capo mi aspetta.
Loto bianco. Se non fosse già morto da secoli lo andrei ad ammazzare con le mie mani il bastardo che lo ha creato. La soluzione definitiva per liberarsi dalla droga, da tutte le droghe. Un vaccino che rimuove ogni dipendenza fisica e psicologica lasciando intatti ricordi, coscienza e personalità. Figlio di puttana, proprio le cose che devo levarmi dalle palle. Mi hai lasciato solo il suicidio come arma. Presto forse, non so. Ora devo vedere il Capo.
"Ecco il nostro ragazzo."
Il Capo mi sorride tutto contento. Anzi si è addirittura alzato dalla poltrona.
"Mickey, Mickey, giovanotto. Piaciuta la gita a Nea Ercolana?"
Gli interessa davvero. Che brava persona il Capo. Forse sentirete in giro delle storie su di lui. Jupiter 1, la colonia civile distrutta con le atomiche, la diserzione con la nave. Tutte palle, il Capo è davvero una gran brava persona.
"Mickey ragazzo mio, ti ricordi di non essere sceso a terra solo per buttarti in corpo quella merda?"
Vuoto totale. Che succede? Il Capo mi guarda ancora sorridendo, ma gli occhi. Dio, gli occhi. Freddi e vuoti e mi terrorizzano. Mi allontano. La paratia della cabina è dietro le mie spalle. L’odio mi colpisce da quegli occhi. Cosa? Cosa ho fatto? Urto la paratia con un tonfo. Metallico? Qualcosa in tasca, lo prendo, lo mostro. L’odio è ora un ghigno da lupo, da…da alieno.
"Bene figliolo, non mi hai deluso. Non aver paura, capisco che tu sia frastornato. Basta che non si ripeta più."
"Certo. Certo Capo."
Il Capo. Sempre buono con me. Come ho potuto vedere l’odio in lui? Mi sorride mentre esco dalla cabina. Ho sognato tutto forse. Forse. Mi ha in pugno, questo è certo.
Esco. L’aria sterile del corridoio si accalca davanti alla paratia per mischiarsi al fetido fumo della cabina del Capo. Solo un attimo, poi tutto torna a sigillarsi. Lo stomaco brontola. Da quanto tempo non mangio? Ignoro la fame, non riesco a togliermi dalla testa la dannata scatola. Loto Bianco mi fa ricordare un vecchio lebbroso che me la infila in tasca. Io sono in trip da paleo, non me ne curo e lo guardo, non ho preoccupazioni al mondo. Il vecchio scappa quando arrivano gli sbirri. Quelli ammazzati da Ascia.
Ok ok hai vinto bastardo, smettila di brontolare, andiamo a cercare qualcosa per riempirti in cucina. Per strada butto giù un paio di anfetamine. Mi scoppia la testa.
È pomeriggio, scopro. Abukir mi spedisce agli avanzi del pranzo senza nemmeno guardarmi, perso nella sua eterna partita a scacchi col Dottore. La carne fredda che pesco dal grasso della pentola finalmente dà il via al mio cervello. Mastico ed appare la strada percorsa tra le vie di Nea Ercolana. Mastico ed ecco le parole del Capo prima di lasciare la nave. Mastico. Era pronto ad uccidere per quella roba.
Una scatola Mickey, una fottuta scatoletta di ferro. Smettila di pensarci.
Torno in mensa, i pezzi sulla scacchiera non si sono mossi di un millimetro. Faccio casino per attirare l’attenzione. Il dottore fa per lamentarsi, ma le sue costole fanno appena in tempo a vedere la mia bocca sporca di grasso che si voltano in preda al disgusto, portandosi dietro il resto del corpo. Mi ignorano.
Solo una fottuta scatola.
"Abukir, che nome idiota" Come se non glielo avessi mai detto prima. Il risultato è immediato. Gli occhi di Abukir sputano odio ed il grasso cuoco lascia la sua sedia per rotolare verso di me. Sta urlando.
"Come osi tossico di merda" anche questa l’ho già sentita "il nome sacro dei miei antenati. Parla di quando le navi stavano dove dovevano stare. In Mare, e non in aria come adesso"
Applauso e fine esibizione numero mille e ventisette. Uno spasso. No, non sto pensando ancora alla scatola, fottuta scatola, denaro denaro tesoro, fuggire fuggire fuggire.. Il ritorno alla realtà è una zampata di Ascia che mi appende al muro.
"Basta, tutti e due. Raggiungete le vostre posizioni per il salto. Abukir, non me ne frega un cazzo della tua famiglia. Adora i tuoi dei ma il prossimo sangue che si verserà per loro sarà il tuo."
Mi protegge, gli dei antichi lo temono. Abukir si copre gli occhi con la mano. Il Dottore è scomparso.
Si va. Lasciamo davvero l’orbita di questo schifoso pianeta. Qualsiasi posto è meglio di queste viuzze puzzolenti e affollate, dei lampi verdi dei generatori di ossigeno, della paleo. Nodo in gola, cosa darei per qualche microbo marziano adesso. Mi accorgo di aver di nuovo la mano nella mia tasca magica.
"prendila lontano da me quella merda"
Buon Ascia, non hai i miei gusti. Me ne sbatto. Un salto fatto sotto acido the lo sogni tutta la vita. La pillolina gialla sparisce nella mia bocca. E lì si ferma. La mano del mio protettore è attorno alla mia gola, la sua bocca sul mio orecchio. "Lontano. Da. Me."
"Lampante." Sputo tutto insieme al fiato prima di arrivare in plancia. Quale altro è il posto del nano del Capo?
Qui è quel che rimane dell’incrociatore 2715 Nostradamus, già della flotta anarchica. Al comando il vecchio Jesus, capitano, Capo. La sosta su Marte è storia antica, venti giorni fa. Chi di noi è ancora vivo si sta preparando a morire.
Michel D’Arc, molto piacere. Tutto questo è accaduto solo per causa mia. Mia e di quella fottuta scatoletta di ferro.








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